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Il Castelluccio nell'Età del Bronzo Antico.

Percorrenza itinerario Km.30. Durata visita: 2 ore.

Lasciando Noto Antica, s'imbocca, a sinistra, la strada provinciale per Testa dell'Acqua, agglomerato rurale a 4 Km. di distanza, località anche di villeggiatura estiva, dove vi sono la scuola, l'Ufficio Postale e la farmacia, oltre la chiesa parrocchiale di S. Isidoro Agricola. Imboccando la strada per Rigolizia, si percorre per circa 3 Km. e si vede la segnaletica turistica che indica la direzione per l'ex-feudo del Castelluccio, già dei marchesi Di Lorenzo. In questo sito, nell'Età del Bronzo Antico, si registrò l'insediamento di un villaggio preistorico sulla sella dello sperone roccioso. La zona, denominata Cava della Signora, fu esplorata da Paolo Orsi sul finire dell'Ottocento, scavando nel sito del villaggio e nell'area degli scarti del materiale artigianale preistorico. Ai lati del monte si apre una vasta necropoli, interessante per le tombe a grotticella artificiale o a forno, dove, secondo il rito del tempo, venivano seppelliti i defunti con i corredi funerari (simili agli usi degli Egizi), costituiti da vasi di terracotta a bande scure sullo sfondo chiaro (boccali, bicchieri campaniformi, fruttiere con il gambo alto, orci, vasetti per unguenti), collane di giada, asce di pietra, coltelli litici con manico d'osso lavorato a globuli ed intarsiato, ossidiana.

Di rilevante importanza per l'artigianato artistico fu sicuramente il ritrovamento di portelli decorati a spirale, che simboleggiavano la fertilità. Interessante è la visita alla tomba a pilastri lungo il costone roccioso sotto il sito del villaggio, probabilmente la tomba di un capo villaggio. I materiali rinvenuti sono esposti nel Museo Archeologico Regionale "Paolo Orsi" di Siracusa.

Di fronte al cancello degli scavi, tramite una scaletta si giunge ad una struttura, una sorta di vestibolo dell'Oratorio bizantino, chiamato Grotta dei Santi dai contadini per le immagini sacre. La grotta, scavata in periodo bizantino, presenta una pianta circolare con al centro un pilastro che regge il soffitto, alto 2 metri. All'interno si trova un ciclo pittorico che va dall'VIII secolo fino al Cinquecento. Tra gli affreschi eseguiti sul pilastro è pregevole quello della Madonna, significativo il Gesù Crocifisso, tra immagini sbiadite a causa dell'umidità della parete. Le raffigurazioni religiose, all'interno della grotta, sono testimonianza della religiosità degli abitanti. Ancor più giù, il turista può visitare la catacomba detta del Ciclope, al cui esterno si rilevano resti di tombe paleocristiane.

Ripercorrendo la medesima strada per Testa dell'Acqua, giù verso la Serra del Vento, sulla strada per Noto, ci si imbatte nella stradina del Finocchito, villaggio siculo risalente al IV ed ultimo periodo siculo (730 - 650 a.C.).

Sul monte vissero popolazioni sicule contemporanee agli insediamenti greci di Akrai (Palazzolo Acreide) ed Eloro.

I siculi vissero di allevamenti, pastorizia, agricoltura e piccoli commerci con i Greci di Sicilia sul Balzo del Lupo e sulla Costa di S. Francesco e ci hanno lasciato numerose testimonianze nelle necropoli. I materiali rinvenuti dall'archeologo Paolo Orsi sul finire dell'Ottocento erano di due tipi: uno di fattura attica, legato ai commerci, l'altro d'imitazione greca, come boccali, fruttiere, vasi grandi per liquidi e piccoli per contenere sostanze balsamiche, collane di ambra e di ferro, bracciali, anelli e fibule ad occhio e a navicella, per allacciare il mantello, o spirali per raccogliere i capelli. I materiali sono esposti nel Museo "P. Orsi" di Siracusa. I Finocchitesi giunsero ad uno stadio culturale avanzato, protostorico, perché erano riuniti in villaggio con capanne realizzate su basi in pietra, ed avevano realizzato una torre circolare sull'istimo per proteggersi da eventuali attacchi da nord. L'archeologo Orsi rinvenne le "carrate Xibilia" (orbitae tensarum), che provavano l'uso dei carri.